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Indennizzo diretto: le Assicurazioni chiedono che…

Alessandro Merolla avatar Martedì 13 Maggio 2008, 09:20 in Politica, Rc auto di Alessandro Merolla

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Come promesso, sintetizzo le richieste dell'Ania (Assicurazioni) al nuovo Governo. In corsivo. Occhio: son parole di enorme importanza per il futuro della Rca.

Il sistema del risarcimento diretto ha indubbie potenzialità positive, specie per quanto riguarda la qualità del rapporto fra assicurazione e clienti-assicurati. Da questo punto di vista la procedura sta funzionando, come dimostrano i volumi delle liquidazioni già intervenute e la riduzione dei tempi di risarcimento. Obiettivo dell'indennizzo diretto, oltre al miglioramento del servizio, è anche la riduzione dei costi per i sinistri che rientrano nel suo ambito di applicazione (circa l'80% del numero complessivo dei sinistri, ma circa il 40% degli importi complessivi dei risarcimenti Rca) con conseguenti effetti positivi sul piano tariffario.

La riduzione dei costi è possibile e passa soprattutto attraverso l'espulsione dei costi di assistenza  professionale che  la normativa sul risarcimento diretto esclude in tutti i casi di conclusione positiva della liquidazione nei tempi stabiliti dalla legge.

In attesa di poter disporre di dati consolidati, che consentano di valutare l'impatto del sistema sui costi, occorrerebbe procedere ad alcuni interventi sull'impianto del sistema. In particolare, sono necessari i seguenti interventi: una più precisa formulazione delle disposizioni che nell'ambito del Codice delle assicurazioni regolano l'attivazione della procedura nei confronti dell'impresa. Da questo punto di vista, l'obbligo per il danneggiato di agire nei confronti della propria impresa dovrebbe risultare rafforzato espressamente dal diritto per l'impresa del responsabile di eccepire la propria competenza in tutti i casi rientranti nel sistema di risarcimento diretto. In tal modo si eviterebbero i tentativi di aggiramento del sistema, consistenti nel citare in giudizio il responsabile del danno e la relativa impresa di Rca. È una prassi che comincia a diffondersi e che potrebbe depotenziare il risarcimento diretto proprio in relazione all'obiettivo dell'eliminazione dei costi di assistenza professionale.

Per quanto riguarda il sistema di regolazione dei rapporti economici tra imprese (vale a dire i rimborsi che ogni impresa deve ricevere dalle altre per i sinistri liquidati per loro conto), sulla cui efficacia si basa sostanzialmente l'efficienza competitiva della procedura, il modello di compensazione, attualmente adottato, presenta rilevanti criticità a causa di una normativa di tipo rigido che non consente al comitato tecnico ministeriale competente di stabilire nei forfait compensativi alcun margine di discrezionalità nell'adozione della migliore soluzione possibile, anche alla luce dell'esperienza già maturata dopo un anno di applicazione del sistema.

Il modello attuale, adottato frettolosamente per risolvere uno squilibrio sistematico del sistema in relazione ai sinistri subiti dai motociclisti, non solo non ha risolto completamente il problema, ma ha introdotto elementi gravi di inefficienza che non inducono le imprese a competere tra loro anche nella verifica e nel possibile contenimento dei costi dei danni alla persona.

Occorre procedere, pertanto, a rivedere il sistema compensativo forfetario, prevedendo una differenziazione dei forfait per tipologie di veicoli coinvolti nei sinistri e senza distinzioni per danni ai veicoli e danni alla persona; riconsiderare i limiti imposti alle imprese nella conoscenza delle informazioni sui sinistri liquidati per  

proprio conto da ogni altra impresa in veste di mandataria.

Tale divieto, concepito sulla base di una raccomandazione dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, impedisce di attivare meccanismi di controllo sulle attività di liquidazione effettuate da ogni impresa per conto delle altre (con conseguenti rischi di moral hazard) e determina problemi per l'analisi dei costi ai fini della stima del fabbisogno tecnico e della costruzione delle tariffe.

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13 Mag 2008
alle 11:50

stefano mannacio

Le Compagnie chiedono, come al solito, la "botte piena e la moglie ubriaca". Che l’indennizzo diretto fosse un edificio giuridicamente instabile lo sapevano tutti perché finche vige in Italia il principio che “chi rompe paga” esisterà sempre una giurisprudenza che scavalca il risarcimento diretto offrendo al danneggiato la possibilità di essere risarcito non dalla propria compagnia ma da quella del responsabile dell’incidente.

In questo caso la tutela delle Vittime della Strada aumenta perché il diritto all’assistenza di un professionista, perso con il risarcimento diretto, viene riconquistato da una “falla giuridica” dell’indennizzo diretto che potrebbe, per le compagnie, fare affondare in sistema. 

Ma, secondo il mio parere, il sistema lo fa sostanzialmente il mercato per cui forse il timore è, allo stato, esagerato, anche se le imprese assicuratrici, che del rischio dovrebbero fare il loro mestiere, vogliono sempre più certezze. 

Mi auguro comunque, senza grandi speranze, che il legislatore invece di introdurre nuovi lacci e lacciuoli ai diritti del danneggiato modifichi la procedura nel senso di ripristinare il diritto all’assistenza di un professionista indipendente almeno per i sinistri con danni fisici.

La cosa è più urgente proprio perchè le compagnie chiedono l'espulsione (termine poco elegante) totale di tali costi proprio per fare il bello e il cattivo tempo con le vittime della strada. Insomma vogliono eliminare del tutto le controparti, con il placet delle Associazioni dei Consumatori. 

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