Notizie utili per automobilisti e motociclisti
Dall'Unrae fino all'Anfia tutti concordi nel ritenere inutili e dannosi i provvedimenti del governo per il mercato dell'auto.
Non convincono i 50 milioni stanziati dal governo di Mario Monti nel 2013 per il rilancio tramite incentivi del comparto automotive in Italia. Contro il decreto di sviluppo sugli incentivi sui veicoli a basse emissioni che a giorni diverrà legge, infatti, si schierano tutti i rappresentati di categoria.
La prima a puntare il dito contro Mario Monti è l'Unrae.
"La pausa estiva trova il settore auto con 230.000 vetture perse rispetto allo scorso anno e lo Stato con 1,5 miliardi di euro di mancato introito IVA (verso un anno medio da 2.000.000 di vetture), conseguenze di una serie di leggi inefficaci per le finanze dello Stato, come il superbollo e l'aumento delle Imposte Provinciali di Trascrizione, ma devastanti per il mondo dell'auto", ha dichiarato Jacques Bousquet, Presidente dell'UNRAE, l'Associazione delle Case automobilistiche estere in Italia.
"Dall'auto è quindi venuto a mancare il cospicuo sostegno che ha sempre dato all'economia, perché le famiglie e i giovani vedono oggi difficile il mantenimento e l'uso dell'automobile, spremuti come sono dalle tasse e dalle incertezze sul lavoro".
"Occorre che il Governo imposti nuove azioni capaci di far riprendere i consumi e con essi rilanciare la propensione verso l'auto - prosegue il Presidente - invece il Decreto Sviluppo, attualmente in approvazione, va sì nella direzione della parte virtuosa del mercato dell'auto ma, nella sostanza, inciderà solo su circa l'1,4% delle vendite (canali noleggio e società), non determinerà alcun sostegno reale alla domanda, cosa di cui avremmo, invece, bisogno almeno per i prossimi 3 anni, per avere il tempo di riorganizzare il sistema distributivo".
"Il provvedimento che riguarda l'auto sarà, pertanto, inefficace e inapplicabile: ad esempio, la prevista rottamazione sulle auto aziendali, nella pratica, non si verificherà mai, perché non esistono società folli che tengano le vetture per 10 anni. Tali misure, quindi, faranno spendere inutilmente altre risorse allo Stato: allora meglio dirottarle sulla riduzione dell'enorme pressione fiscale sull'auto; sarebbe di beneficio per tutti".
Critica anche l'Anfia, che evidenzia come gli incentivi si tradurranno in vantaggi solo per le flotte aziendali e pubbliche, ma non influiranno sul mercato privato.
"Questo stanziamento di denaro, più volte ridotto nel corso dell'iter parlamentare, ma pur sempre consistente in rapporto alla generale scarsità di risorse pubbliche - ha commentato Roberto Vavassori, Presidente di ANFIA - avrebbe potuto essere messo a frutto su attività digran lunga più importanti, quali, in primis, la ricerca tecnologica, non solo per la realizzazione delle reti infrastrutturali per la ricarica dei veicoli elettrici, ma soprattutto per l'innovazione industriale e il rafforzamento della filiera produttiva nazionale, la stessa che, domani, diventerà catena di fornitura della futura mobilità elettrica. Ora, per evitare di creare un falso 'effetto attesa' in un mercato già fortemente depresso (-19,7% nel primo semestre 2012) - prosegue Vavassori - è necessario che la misura diincentivazione prevista a partire dal 2013 venga spiegata con chiarezza, mettendo in evidenzache sarà per la maggior parte destinata alle flotte aziendali. Gli incentivi, infatti, coinvolgeranno gli acquirenti di veicoli per uso terzi o come benistrumentali in misura del 70%, per i veicoli con emissioni di CO2 fino a 95 g/km, e in misura del100% per i veicoli con emissioni di CO2 tra 96 e 120 g/km".
"Si tratta, quindi, di una misura finalizzata alla sperimentazione e alla diffusione di flotte pubbliche e private di veicoli a basse emissioni, con particolare riguardo ai contesti urbani, e non di un piano incentivi per lo svecchiamento del parco circolante in generale. Di conseguenza,non ci saranno effetti significativi sulle vendite di vetture ai privati, bensì esclusivamente sulcomparto delle flotte".
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